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Forse avevano davvero ragione i 650 firmatari contro il “bluff del riscaldamento globale” vista la nevicata del 3 febbraio 2012 che ha ricoperto gran parte del Paese, bloccandolo in una morsa di gelida equità. Purtroppo 7 i morti, e poi automobili, autobus e treni bloccati, persone all’addiaccio per 24 ore tra il Lazio e l’Abruzzo, paesi senza corrente elettrica in Toscana e isolati in altre Regioni, città intasate, e tg che non fanno altro che passare la disastrosa situazione di una Roma innevata. E poi il sindaco Alemanno che se la prende con il Dipartimento della Protezione Civile e dichiara "Ho chiesto una commissione d'inchiesta per capire come mai quando c'e' un evento estremo la protezione civile non e' mai allertata nei tempi necessari. Adesso cerchiamo di fronteggiare l'emergenza, la protezione si dia da fare perche' l'Italia e' in ginocchio".
Da L’Aquila assisto allibita. Non solo perché la nostra è la provincia in assoluto più toccata dalla calamità naturale con gravissimi problemi - è infatti dal 1956 non si ricordava una nevicata del genere – ma anche e soprattutto per le verità sconvolgenti che negli ultimi giorni sono venute alla luce. Perfino i funerali di Stato delle 309 vittime del terremoto sono finiti sotto inchiesta, e quella telefonata, tra l’ex Capo Bertolaso con il fu assessore Stati, continua a rimbombare tra il cuore e le orecchie.
Il sindaco Alemanno per una sola nevicata – anche se con gravi disagi – chiede una commissione d’inchiesta, qui da noi nessuno chiede nulla da 3 lunghi anni, né per responsabilità vecchie né per piani operativi attuali.
In compenso oggi la neve ha prodotto una magia, la magia di una città che non c’è più – quella che mi viene concesso di ricordare diafana e lontana come un viaggio percorso più di 20 anni fa – oggi sotto la coltre di neve bianca invece di dormire quella città si è risvegliata e lo ha fatto proprio attraverso le sue arterie più brutte quelle della periferia. Percorsi che giornalmente si fanno in noiose file di automobili e in uno spaesamento totale.
E chi avrebbe mai pensato che un miracolo sarebbe potuto avvenire proprio nei non luoghi dei quartieri dormitorio, o dei centri commerciali (per tutte le stagioni), o delle strade (troppo diritte), o dell’ospedale (“amputato”), o dei moduli provvisori (che i bambini chiamano scuole), o delle casette in legno (spuntate come funghi), o di mostri progettati per ospitare una metropolitana di superficie (in una città che aveva altri e ben più gravi problemi di organizzazione urbanistica e sociale), o dei bar on the road (con graziose ragazze dell’est Europa), o delle pompe di benzina (a un prezzo troppo caro per il popolo e troppo poco per i banchieri), o dell’ingresso in autostrada (lungo corridoio verso la Capitale), o dei supermercati (affollatissimi produttori di imballaggi per immondizia)…
Oggi mentre la parte più bella di L’Aquila dormiva ancora assopita tra le sue macerie e i tubi giunti – abbandonata nel silenzio di grondaie gocciolanti stalattiti di ghiaccio, e neve e vento, e vento e neve - oggi i cittadini facevano diventare luoghi tutti i terribili e odiosi nonluoghi, mentre dall'esterno era impossibile raggiungere la città, gli aquilani camminavano, si incontravano, si parlavano, vivevano; nonostante la grane nevicata o forse proprio grazie ad essa.
Chi spalava, chi aiutava a mettere catene, chi sfotteva i soliti sprovveduti – “ma addo và quissu?!” – nessun quartiere dormitorio ma una comunità finalmente! e infine lo spettacolo: Viale Corrado IV era una fiumana di gente in tute da sci e moon boot , bob al posto di passeggini, ghette vere o costruite con buste di plastica, e un continuo fermarsi e salutare persone che non si vedevano da tempo; “sembra de stà sotto i portici!” ha detto qualcuno.
Certo è una situazione difficile, eccezionale, ci sono problemi molto seri, ragioni gravi per cui bisogna stare attenti e dare precedenza alle prime necessità ed a quelle dei più bisognosi con coscienza e civiltà; ma oggi nonostante tutti i disagi una parte della città era viva, non si lamentava, faceva da sé, ed orgogliosamente esisteva.